Italia  Buddhista  è  un  luogo  di  dialogo  tra  i  religiosi  buddhisti  e  il  pubblico,  che  si sviluppa  per  via  telematica  e attraverso  incontri  appositamente organizzati. 

I buddhisti sono vegetariani?

“Contrariamente a quanto molti pensano, nella Tradizione buddista il cibarsi di carne o di vegetali è una scelta personale che non compromette il percorso religioso del praticante.
Infatti il Buddha non diede mai specifiche indicazioni al riguardo, anche se una dieta vegetariana viene considerata più adatta ad una via spirituale elevata. 
I monaci, che di regola consumano un solo pasto a mezzogiorno, non sono tenuti ad essere vegetariani ma arrivano spontaneamente al vegetarianesimo quando il loro livello di consapevolezza evolve.
Il  processo di crescita spirituale del praticante parte infatti dalle intuizioni che gli giungono durante la meditazione, per approdare a una visione consapevole che la Terra e gli esseri che la abitano sono interdipendenti e formano un tutt’uno, vuoto di esistenza intrinseca ma dotato di infinite potenzialità di apparizione.
La comprensione di questi stati di coscienza unitivi porta l’individuo a superare ogni dicotomia per raggiungere una sensibilità verso tutto quanto è vita, che può assumere profondi aspetti mistici.
Ma per fare un percorso spirituale elevato è necessario che le energie del praticante abbiano una purezza che dipende anche dalla alimentazione, e questa purezza può essere garantita solo da cibi nei quali il peso calorico e il peso Karmico siano ridotti.
Per questa ragione l’alimentazione vegetariana è considerata un mezzo abile per chi percorre la via dello spirito.
Benché alcuni Tantra vietino il consumo di carne e altri ne prevedano l’assunzione in corrispondenza di determinate fasi lunari, nel Buddismo il cibarsi di carne fa parte del processo terreno e serve a sostenere le energie grossolane dell’uomo, mentre l’astensione produce frutti positivi sia dal punto di vista fisico che sul piano spirituale e rende fluide le energie sottili che avvicinano all’assoluto”. (Lama Paljin)

-------------------------------------------------------

 

Il buddhismo insegna compassione verso tutti gli esseri senzienti.  Penso che la conseguenza logica sarebbe evitare di uccidere e mangiare animali.  Comunque p.es. nella scuola theravada si pensa che i monaci possano ricevere, con alcuni limiti, anche carne e pesce, se offerto a loro quando fanno il giro delle elemosine ogni mattina.  Nei monasteri mahayana est-asiatici si prepara il cibo nella cucina e potendo scegliere si compra alimenti vegetariani.  Nei precetti dei bodhisattva secondo Brahmajala-sutra uno dei precetti è vegetarianesimo.  Personalmente penso che nel mondo moderno essere vegetariani sia molto importante, poiché gli allevamenti intensivi non solo creano sofferenze agli animali, che sono trattati come i prigionieri dei lager, ma sono anche ecologicamente molto dannosi.   Per questo alcuni grandi e innovativi maestri, come p.es.il giovane Karmapa Lama, consigliano a tutti i praticanti di essere vegetariani.

 

Ven. Taehye sunim

------------------------------------------------

Argomento che entra spesso prepotentemente in ballo quando si tratta di Buddhadharma, il vegetarianismo è spesso inteso come precetto inscindibile del Buddhismo.

È certo che noi occidentali possiamo essere fortemente influenzati dalla precettistica alimentare delle “Religioni del Libro” ma spesso l’importanza di questo tema supera la centralità che meriterebbe all’interno della nostra confessione.

Le diverse motivazioni individuali, o collettive, di chi sceglie il vegetarianismo, spesso frammiste di etica, igiene, salute e quant’altro, in realtà non hanno nulla a che vedere con il significato che i Buddhisti danno all’astenersi dal mangiare carne.

Storicamente non è corretto affermare che il Signore Buddha “non affermò mai ai suoi seguaci di astenersi dal mangiare carne”. Se invece ci si attiene alla sola tradizione degli antichi, Sthavira o Theravada, allora è corretto quanto è diffusamente noto, ossia che:“[…] in accordo coi suoi insegnamenti, mangiare carne già macellata, proveniente da un animale che non sia stato macellato appositamente per la persona che lo mangia, non può costituire un cattivo karma. L’invito però era rivolto ai monaci, che la carne non la comprano, ma la ricevono in elemosina. In pratica, ricevono cibo già cucinato. I fedeli laici che donano cibo ai monaci compiono in questo modo un’azione meritoria. Il monaco, perciò, non può ostacolare la pratica della generosità rifiutando il cibo che gli viene offerto, proprio come non deve manifestare gradimento né  mancato gradimento per ciò che gli viene donato con buon cuore. Accettando la carne deve solo accertarsi che l’animale non sia stato macellato appositamente per lui, nel qual caso deve rifiutare l’offerta di carne. Ma una volta tornato al monastero dopo la questua, il monaco può evitare di mangiare la carne, se preferisce […]” 

Tra le diverse forme di Buddhadharma, troviamo le scuole appartenenti alla grande corrente Mahayana. Ed è proprio nella letteratura Mahayana che troviamo però ulteriori specifiche indicazioni.

 

Troviamo infatti il Mahaparinirvana Sutra che dice: “Mangiare carne distrugge il seme della grande compassione.”, ma cose analoghe sono scritte anche in altri importanti Sutra come il Lankavatara, il Surangama e il Brahmajala. In particolare, nel Lankavatara leggiamo: “Per mantenere la sua purezza, l’anima illuminata deve astenersi dal mangiare carne, che è nata dallo sperma e dal sangue. Chi segue la disciplina, per raggiungere la compassione deve astenersi dal mangiare carne per non causare terrore negli altri esseri viventi. Non è ammissibile mangiare carne di animali uccisi da qualcun altro o uccisi per altri motivi. Il consumo di carne, in qualsiasi forma, è proibito una volta per tutte, senza eccezioni. Non ho permesso a nessuno di mangiare carne, non lo permetto ora e non lo permetterò mai.”

 

Certo è che Mahakaruna, la grande compassione, è un fondamento di tutte le scuole buddhiste e i riferimenti a non uccidere gli esseri senzienti sono, come abbiamo visto, presenti anche nella tradizione antica: ne troviamo traccia nei Jataka, le storie sulle vite precedenti del Buddha, e anche nelle leggi emanate dal grande imperatore indiano Ashoka (268-223 a.C.) che tanto operò per la pace e per la diffusione dell’Insegnamento.

 

Tutte queste tendenze avevano come base dottrinale l’antico concetto indiano di “reincarnazione” poi meglio inteso nel Buddhismo come “nuova manifestazione di un continuum mentale” di tutti gli esseri viventi: ciò significa che chiunque potrebbe reincarnarsi come animale e che, ogni animale, potrebbe essere stato in questa o un’altra esistenza anche “nostra madre”.

 

La distinzione fra i concetti di “reincarnazione” e “nuova manifestazionedi un continuum mentale”, meriterebbe una trattazione ampia e specifica. Ciò che invece a noi interessa comprendere in questa sede, è l’ attitudine che essi producevano, ossia quella di Mahakaruna, compassione, verso tutti gli esseri senzienti.

 

Ovviamente, la conseguenza naturale di Mahakaruna è quella citata nel Surangama Sutra: “La ragione per praticare la meditazione e cercare la perfezione mistica, è quella di sfuggire alle sofferenze della vita. Dovremmo dunque infliggere tali sofferenze ad altri? Non riuscirete a sfuggire ai legami della vita materiale finché non avrete eliminato completamente ogni violenza dai vostri pensieri, tanto da inorridire all’idea della brutalità e dell’uccisione.”

 

Quando si ricevono i Precetti buddhisti, si viene stimolati ad interpretare la regola di astenersi dall’uccidere (Panatipata veramani sikkhapadam samadiyami) in senso “estensivo”, cercando “con armonia” anche di astenersi dal mangiare carni. Questo invito, è appunto uno stimolo, come detto, non una imposizione: è un’indicazione, una pratica proposta. D’altra parte, in generale, i Precetti buddhisti non hanno il valore pregnante dei comandamenti o delle regole di altre religioni ed infatti, vale la pena di ricordarlo, chi infrange il Precetto non viene punito da un dio, ma semplicemente è “vittima” della sua stessa trasgressione, per il principio della causa-effetto.

 

Questo è esattamente lo spirito con cui si dovrebbe cercare l’armonia nella propria pratica relativamente al “non nuocere ad altri esseri senzienti”: senza farsi irretire da dinamiche virtuose, e, senza infliggerci sofferenze per la mancanza di cause e condizioni propizie, cercando di tenere sempre a mente la sofferenza degli esseri; limitando il consumo di carni, per esempio scegliendo dei giorni in cui astenersi, pratica molto diffusa anche in oriente; stimando e sostenendo i nostri compagni vegetariani; infine senza colpevolizzare quelli che proprio non riescono a darsi delle regole.

 

Se una persona si astiene dal mangiar carne per tutta la vita, un certo numero di animali non verranno uccisi per lei, ma questo vale anche per ogni singola volta che decidiamo di astenerci. Non è quindi necessario prendere un impegno “eterno”, quanto piuttosto cercare di educarci giorno per giorno, volta per volta, in modo che ogni volta che ci asterremo dal mangiare un piatto di carne, si potrà godere della felicità che deriva dal pensiero che una vita in più non è stata sacrificata. E ogni volta che praticheremo l’astensione, non dovrà avere alcuna importanza che gli altri ci capiscano o meno, ma dovrà averne solo la gioia che deriva dalla compassione provata.

Daishin

 

Qual è il rapporto fra scienza e buddismo ?”