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Le pratiche dei jhana oggi

Buonasera, vorrei sapere se gli stati di assorbimento meditavo (jhana) sono indispensabili nel percorso di crescita spirituale volto al raggiungimento del Nibbana oppure sono da considerarsi un plus ed è quindi sufficiente una concentrazione “minima” per praticare Vipassana come insegnata al giorno d’oggi ai laici occidentali. Grazie in anticipo.

Questi stati meditativi sono una scelta personale, da percorrere integralmente o meno.In ogni caso seguendo l'ottuplice sentiero si capisce che siamo di fronte ad una montagna scalabile in vari modi.
Occorre pazienza, giuste motivazioni, ma anche una comprensione corretta, per cui poiché proprio il Buddha stesso invogliava il sangha ad andare e praticare i jhana un motivo ci sarà. E solo che li pratica bene può riferire poi della stabilità che donano per la pratica ma anche per la vita stessa. Ci sono vari testi, tra cui quelli di Tina Rasmussen che ne parlano. Questione di karma personale portarli a compimento tutti e 8 o meno, o nessuno.
Non è la ricerca di poteri, aumentare l'auto stima o cose che hanno a che fare con ego.Al contrario è un "far muscoli" della disciplina, pazienza, comprensione profonda.
In ogni caso non è nell'insegnamento la scissione rigida delle pratiche di samatha e vipassana, il Buddha non parla di compartimenti stagni, step graduali nei jhana, che una volta percorsi fino in fondo, consentono al praticante di iniziare la pratica di visione profonda.
Può essere sufficiente anche la concentrazione momentanea, che si sviluppa durante vipassana e che non ha un oggetto da focalizzare, ma vari oggetti/fenomeni che passano nelle coscienze e diventano i nostri oggetti di indagine. Che appunto richiedono energie, motivazioni, interesse, qualità che possiamo alimentare durante la vita quotidiana, direzionando la mente, parola azione con un cuore volto al bene, sorretto dai precetti e dalle paramita , i perfezionamenti.
Grazie

Kusalananda

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