Italia  Buddhista  è  un  luogo  di  dialogo  tra  i  religiosi  buddhisti  e  il  pubblico,  che  si sviluppa  per  via  telematica  e attraverso  incontri  appositamente organizzati. 

Scegliere la vita monastica oggi

Buongiorno venerabili monaci. In una società sempre più secolarizzata, dove lo spazio per la spiritualità è sempre meno, cosa spinge un occidentale a diventare monaco buddhista? Vi ringrazio anticipatamente per la risposta.

 

Credo non ci siano differenze con il passato. Il tempo è una percezione soggettiva, ciò che si fa strada è un progressivo senso di urgenza, quasi necessità fisica di uscire da un dubbio: come sto impiegando il tempo che mi rimane. Per cosa? Non è sempre chiaro il punto di arrivo di questa domanda: capire lo scopo dell'esistenza? essere felici? dimenticare qualche afflizione che ci perseguita? Tutte cause possibili, queste e mille altre.

Quando però non si tratti di una fuga dal mondo, ma invece una full immersion nel silenzio della mente, quella che non parla sempre, quella che non ha luogo nè tempo, in questo caso non c'è un modo migliore o peggiore di vivere: si può diventare monaci, oppure no. Quel che conta è avere un sincero e coerente rapporto con quell'urgenza che si fa strada forte, se ciò davvero avviene: abbandonare il superfluo e tutto quello che trattiene dalla comprensione della realtà, aldilà del personale, del soggettivo, delle idee che provengono da ipotesi intellettuali sulla liberazione dalla sofferenza, ammesso che nell'intimo, si creda possibile che questo possa verificarsi. In occidente o in oriente .... non è questo il punto, la sofferenza è tale in ogni angolo della terra.

Diventare monaco può aprire la strada a darsi un tempo, un luogo idoneo, un confronto con altri monaci che stanno da più tempo percorrendo la stessa strada. Staccare da ciò che non ci appartiene più. E cambiare progressivamente la percezione erronea, egocentrica, del mondo. Kusalananda

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