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Rapporto tra buddhismo e Dio

In questo periodo e mi sto sempre più avvicinando agli insegnamenti del Buddha e sono tante le cose che non mi sono chiare :) ( credo che il tempo e lo studio ed il confronto possano sicuramente aiutarmi ) ma uno in particolare mi ritorna sempre in mente?? Non riesco a capire il rapporto tra il buddismo e Dio ... ovvero la presenza di Dio nel buddismo. Riuscite per favore a rispondere a questo mio quesito? Grazie.

 

Da quanto riporta la letteratura buddhista, il principe Siddhartha Gautama, nato in India intorno al 500 A. C. apparteneva ad una casta di re/guerrieri induisti e per circa un quarto della propria vita seguì la tradizione religiosa e sociale della famiglia. È pertanto naturale che molti aspetti della cultura induista trovassero posto nel sistema di diffusione del buddhismo originario e che , all'interno di esso, la mitologia abbia occupato per lungo tempo un posto preminente.

Le credenze delle popolazioni indiane, fondate sulla triade Brahma, Vishnu e Shiva, contemplavano l'esistenza di un Dio creatore e per quanto il giovane Sakyamuni, una volta raggiunto il Risveglio, confutasse l'effettiva esistenza di qualsiasi divinità creatrice, dovettero passare alcuni secoli prima che il buddhismo assumesse una precisa identità spirituale, caratterizzata da un chiaro atteggiamento agnostico.

Quando gli venivano fatte domande sull'esistenza di un Dio creatore, eterno e causa di tutte le cose, il Buddha rispondeva con il silenzio.

Si suppone che quel silenzio volesse esprimere la convinzione che l'essere ordinario, abituato a ragionare in termini duali, non può intendere l'Assoluto, e che gli uomini, anziché arrovellarsi su questioni difficilmente penetrabili dalla loro mente comune, dovrebbero impiegare la preziosissima esistenza e il poco tempo che hanno per seguire la retta via spirituale.

Il principio di interazione dei fenomeni composti o della impermanenza, enunciato dal Buddha recita:

" Poiché vi è questo, quello viene a esistere. Dall'apparire di questo,viene quello. Se questo è assente, quello non è. Cessando quello, questo cessa. "

Ciò sta a significare che tutti fenomeni nascono da specifiche cause e condizioni e a loro volta sono origine di altri fenomeni. Dunque, un Dio eterno e immutabile non può produrre risultati mutevoli e impermanenti.

La visione buddhista di un cosmo sempre in divenire all'interno del quale tutte le cose dipendono da cause e condizioni e non hanno un'esistenza autonoma, ovvero non esistono di per se stesse, esclude l'immanenza di un Dio creatore assoluto, causa unica e ultima dell'universo, che non abbia una origine e non sia soggetto al divenire.

Se si accetta il principio della dipendenza condizionata, non ci può essere una causa che sia causa di se stessa.

Se tutto dipende da cause e condizioni, viene meno anche il concetto di quel libero arbitrio che il Dio dei monoteisti concederebbe agli uomini da Lui creati e segnati da un destino che Egli nella sua onniscienza già conosce.

Secondo il buddhismo,l'uomo deve far emergere il divino che ha in sé, attraverso un percorso di crescita interiore che prevede anche pratiche devozionali legate a divinità, le quali, pur avendo un'esistenza temporale dal punto di vista umano incalcolabile, in un certo momento, per la legge del karma cui non sono immuni, perderanno la loro condizione fortunata e saranno nuovamente proiettate nel ciclo delle rinascite.

Avendo incorporato nel proprio Pantheon molte divinità dei Paesi in cui si andava inserendo e sviluppando, il Buddhismo Mahayana ha un ventaglio di divinità molto ampio: ci sono infatti Buddha, Bodhisattva, Numi tutelari, Geni, Protettori, Guardiani, Divinità personali,eccetera.

Nel corso del tempo anche la figura del Buddha è stata a poco a poco divinizzata ma si tratta di una attribuzione simbolica perché il termine Buddha, da una parte si riferisce al personaggio storico

( quando si parla della sua storia, della sua leggenda e dei suoi insegnamenti) ma più ampiamente rappresenta la "Buddhitá": una qualità che viene riconosciuta agli esseri illuminati di tutti i tempi.

Proprio in merito a quest'ultima accezione, non dimentichiamo che il vocabolo " Dio " è etimologicamente riconducibile alla radice "div" che significa "brillare", da cui il sanscrito "deva" e il latino "deus".

Pertanto il termine "Dio" dovrebbe designare "Colui che brilla" ( della Chiara Luce originaria) e non "Colui che crea"( dal nulla tutte le cose ).

Lama Paljin

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Non si puo' in quattro parole liquidare la questione con la sola frase: nessun dio ... Il Buddha taceva di fronte a domande su temi simili o argomentazioni che in un modo o nell' altro potessero togliere tempo ed energie preziosi da dedicare invece a cio'che rappresenta il vero scopo del Suo messaggio: la liberazione permanente dalla sofferenza. Pertanto posso e ritengo onesto enfatizzare l' aspetto non dogmatico della Via, in cui non ci sono Verita' che vadano accettate ciecamente. L' uomo e' chiamato in prima persona a capire l' insegnamento, porsi domande sulle proprie motivazioni ed abbandonare progressivamente il delegare ad altre entita' il percorso verso un cambiamento evolutivo. Deita' ne esistono anche nel buddhismo:se non simboliche, anche loro, invero, non esenti dal ciclo delle rinascite.   (Kusalananda)

 

Meditazione nella vita quotidiana

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