Italia  Buddhista  è  un  luogo  di  dialogo  tra  i  religiosi  buddhisti  e  il  pubblico,  che  si sviluppa  per  via  telematica  e attraverso  incontri  appositamente organizzati. 

Meditazione nella vita quotidiana

Venerabili Monaci: oggi siamo immersi in un circuito di lavoro fagocitante nei confronti del prezioso tempo che abbiamo. Le giornate lavorative di 8 ore circa al giorno, con i tempi di spostamento di un'ora per ciascun percorso, andata e ritorno dal posto di lavoro, ci costringono a stare in casa per poche ore, le quali, spesso, non bastano neppure alle esigenze primarie da soddisfare. Il Sabato e la Domenica scoppiano di impegni e cose non concluse... Per reggere il ritmo, spesso, ci capita di venir meno agli impegni, presi con noi stessi, della sana meditazione mattutina e serale. Eppure, quando riusciamo a porla nelle nostre giornate, la pratica meditativa ci dà una mano nel mantenere l'equilibrio in questo stress. Può bastare, in questi casi, l'osservazione costante di noi stessi, la devozione ai princìpi nel nostro cuore, la recitazione della presa di rifugio e altre pratiche brevi che ci fanno 'mantenere il filo' con noi stessi, con la fede che stiamo seguendo? Per quanto tempo possiamo riuscire a 'tirare' così, senza sentirci fuori dal sentiero ? Grazie del vostro prezioso aiuto.

Tutto sta a mantenere vive le motivazioni nella pratica e la vita non è difficile. Non sempre le condizioni sono invero ideali, come lei dice, ma questo vale anche per coloro che hanno deciso di investire più tempo nella meditazione. Ci portiamo su un giorno, e il giorno dopo siamo in fondo, in balia di situazioni esterne che la fanno sempre da padrone.

Ma capito che siamo noi al volante, fatte salve certe giornate davvero "impossibili" per una regolare pratica formale, normalmente il tempo si trova: perchè nasce dalla comprensione del metodo che usiamo, che, dando risultati, benefici, invoglia a continuare. E come sempre avviene, più ciò che si sa fare si fa, più si diventa abili, la qual cosa innesca il sano desiderio di perseverare ancora, e ancora apprendere.

Ogni ostacolo è superabile dalle energie che si rinnovano più in fretta, dai problemi che si risolvono più velocemente ma senza stress, semplicemente accade che, nella calma, senza ansie o aspettative altisonanti, tutto procede come un fiume, che non deve sforzarsi di scorrere, scorre e basta. Se siamo concentrati, presenti, consapevoli di essere consapevoli nella vita quotidiana, può bastare se, nel nostro bilancio, sentiamo e verifichiamo che stiamo in un processo attivo di cambiamento, in cui i nostri inquinanti mentali si riducono progressivamente, le situazioni difficili lo sono sempre meno, i rancori, avversioni, nostalgie, rimorsi, ecc si allontano come nuvole soffiate dal vento. Anche i rapporti con gli altri migliorano e tutto si fa sempre più chiaro. Se la nostra mente è sempre (il più possibile) sorvegliata, indagata, la saggezza è in corso e fa il suo lavoro .... Poniamoci delle domande senza cercare subito le risposte e stiamo in attesa: difficilmente se un tema ci sta a cuore ce ne dimenticheremo. Se questo quadro generale si verificasse a tratti ma poi arrivassero periodi di involuzione, potrebbe essere di grande aiuto ritagliarsi un periodo anche breve per un ritiro. E da lì ripartire. Facciamo del nostro meglio: non si vive una volta sola.  Kusalananda

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La frequentazione di un gruppo, o meglio di un gruppo e di un luogo in cui praticare collettivamente è sempre stata una condizione ricercata all'interno delle varie tradizioni buddhiste.

 

I praticanti solitari, distanti da comunità religiose rappresentano, nella storia del Dharma, esperienze minoritarie.

Ad esempio, in Giappone il luogo di pratica, anche nelle realtà laiche è considerato come la propria casa. Questo vale sia per le molte arti nipponiche che per la pratica del Buddhismo. Gli studenti se ne prendono cura provvedendo a tutte le attività necessarie perché ci si possa svolgere una pratica armoniosa.

 

Io penso che questo sia un aspetto importante da assumere per noi praticanti Occidentali, imprescindibile per una pratica completa.

 

Ho letto in un interessante articolo che una volta un Maestro Zen disse: “non è un Dojo un luogo dove qualcuno è pagato per pulire” e ancora:  “gli allievi sono quelli che aprono la porta dall’interno, i clienti sono quelli che se la fanno aprire…”.

 

Quando si decide di entrare a far parte di una comunità religiosa, è chiaro fin dall'inizio ciò che bisogna fare, ovvero partecipare alla gestione delle attività legate alla pratica e al monastero.

 

Si tratta a volte di pulire i bagni o zappare l’orto, ma pian piano, passando per altri lavori semplici o umili, è possibile ricoprire incarichi di maggiore responsabilità.

 

Non dovremmo considerare “la pratica” solo quella parte che riguarda la meditazione o lo studio. Ogni attività contribuisce alla nostra crescita personale.

 

Naturalmente, non si tratta solo di pulire o ramazzare, ogni luogo di pratica ha le sue necessità, ogni gruppo di praticanti, in quanto comunità che opera nella medesima direzione, si trova a dover gestire tante cose da fare. Il praticante che vuole sinceramente usufruire della grande energia che deriva dalla comunità, deve “offrirsi”.

 

Pratica, meditazione e studio sono validi ausili per perfezionare se stessi, ma il sostegno e il sapore di una comunità sono strumenti utilissimi per crescere.

Daishin

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