Italia  Buddhista  è  un  luogo  di  dialogo  tra  i  religiosi  buddhisti  e  il  pubblico,  che  si sviluppa  per  via  telematica  e attraverso  incontri  appositamente organizzati. 

Oggi siamo immersi in un circuito di lavoro fagocitante. Per quanto tempo possiamo riuscire a " tirare" così senza sentirci fuori dal sentiero?

L'epoca attuale è caratterizzata dal progresso e dalla velocità: entrambi i fattori portano beneficio all'uomo ma richiedono anche una capacità di adattamento che i più non sembrano avere.

Nasce da qui la confusione che agita le persone e rende loro difficile la vita, sia a livello interiore che sul piano collettivo: in famiglia, sul lavoro, con le amicizie.

La confusione aumenta le tensioni e tale disordine incide sullo stato fisico e mentale degli individui.

Pertanto non è facile, anche per chi segue una via spirituale o una specifica Tradizione, mantenere la stabilità necessaria per progredire sul sentiero.

Le principali religioni forniscono da sempre indicazioni sul modo di affrontare con serenità e saggezza i problemi della vita quotidiana e tali suggerimenti si sono rivelati utili nel corso dei secoli perché non concernono i popoli nella loro globalità, sempre soggetti agli imprevedibili capricci del potere, della economia e della politica, ma riguardano l'interiorità di ogni singolo individuo.

Il buddhismo si distingue per la teoria sulla sofferenza (le quattro nobili realtà), i fondamenti della produzione condizionata, i principi di impermanenza e interdipendenza, la legge del karma e la vacuità.

Ciascun praticante, in relazione al livello spirituale raggiunto, dovrebbe in ogni circostanza mettere a frutto questi aspetti della Dottrina per riuscire a vivere nel convenzionale senza sentirsi fuori dal sentiero.

Innanzitutto, deve saper affrontare gli ostacoli e le sofferenze, trasformando le circostanze avverse in occasione per migliorare se stesso, con la certezza che gli avvenimenti, come tutte le cose del mondo manifesto, dipendono da cause e condizioni. Riconoscere le cause e condizioni che hanno originato certi problemi che in passato sembravano di impossibile soluzione e che oggi sono superati, aiuta a verificare la transitorietà degli avvenimenti e sdrammatizzare i momenti difficili, comprendendo che niente dura e tutto cambia.

Ma il vero cambiamento lo facciamo noi trasformando la nostra mente e sviluppando le sei perfezioni: generosità moralità, pazienza, perseveranza, concentrazione e consapevolezza discriminante. A queste qualità vanno aggiunti l'umiltà, l'altruismo e la compassione, nella convinzione che tutti vogliono essere felici e nessuno vuole soffrire: così è anche per il nostro peggiore nemico, che deve essere visto come un Maestro perché le sue presunte azioni negative contro di noi dovrebbero aiutarci a esercitare verso di lui la pazienza e l'amorevole gentilezza, poiché all'origine della sua aggressività si trova sicuramente una sofferenza interiore che noi non sappiamo intuire.

L' intelligenza e la logica possono essere un buon supporto per comprendere la vera natura delle cose, ma sono altrettanto importanti la meditazione regolare e le benedizioni del Maestro spirituale, i cui insegnamenti dovrebbero essere ogni tanto rivisitati, perché c'è sempre qualcosa da imparare.

Qualsiasi discepolo deve riconoscere che la teoria è fondamentale per una buona pratica, ma ad essa deve seguire l'azione fatta con impegno e determinazione.Il luogo della vera pratica è la vita. Un buon praticante deve fare in modo che la propria presenza all'interno di ogni evento quotidiano e di ogni ambiente sia responsabilmente utile e non negativa, dal momento che, per la legge dell'interdipendenza, anche una minima azione virtuosa rende più positiva l'energia del mondo.

Lama Paljin

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Rimanere in contatto anche solo epistolare con un maestro di cui si ha fiducia, magari conosciuto ad un ritiro, da' sempre risultati. Se possibile, frequentare degli incontri dove si possa verificare ciò che si sta sperimentando e occuparsi di cercare testi dove si trattino gli argomenti di cui si ha bisogno. Certo non sempre è facile fare da soli, ma una guida, ancorchè a distanza, è meglio di nulla, specie quando si ha la sensazione di stare arenandosi. La tradizione di riferimento a cui ci si sente più affini può essere un supporto valido, specie se corroborato da evidenti benefici nella vita di tutti i giorni, che sono la prova che la pratica meditativa che si sta adottando è quella giusta per noi. Ma non sentirsi in gabbia, non creare attaccamento e lasciarsi sempre una possibilità di sguardo anche altrove, qualora si percepisca qualche interesse che sia non una semplice curiosità ma senso di vicinanza: una familiarità che possa realmente colmare un deficit che, la pratica a cui si fa riferimento abitualmente, potrebbe nel tempo non riuscire più a colmare. Il senso di adesione rigida ad una tradizione non sarà più un mezzo abile se non ci porta al progressivo abbandono delle identificazioni egoiche che stanno alla base della sofferenza da cui ogni tradizione buddista è chiamata a liberarci.

Kusalananda

 

Rapporto tra buddhismo e Dio

Meditazione e musica