Italia  Buddhista  è  un  luogo  di  dialogo  tra  i  religiosi  buddhisti  e  il  pubblico,  che  si sviluppa  per  via  telematica  e attraverso  incontri  appositamente organizzati. 

La ripetizione dei mantra nel buddhismo può essere paragonata alla recitazione del Rosario nella pratica sevizio alle cattolica ?

Sì e no. Dipende dalla motivazione con cui si pratica la recitazione. Nelle pratiche inerenti il buddismo, il mantra è un mezzo abile per raggiungere stati meditativi, diciamo un oggetto meditativo: accompagna la mente alla calma che prelude alla pratica di osservazione dei fenomeni e del funzionamento della mente. Non in tutte le tradizioni si utilizza, ma in alcune è l'unica pratica vera e propria, come nel caso della tradizione del Buddismo della terra pura (Amidismo).

(Kusalananda)

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Dal punto di vista tecnico la recitazione del Rosario e la ripetizione dei mantra hanno la stessa funzione: quella di eliminare i pensieri perturbanti e di agire sul piano fisico cambiando il ritmo respiratorio in modo da fornire una diversa ossigenazione al cervello producendo nel fedele uno stato di concentrazione che faciliti la connessione con il proprio sé interiore o con il divino. Attraverso questo stato si possono raggiungere livelli di spiritualità elevati, che trovano poi espressione nel quotidiano con pensieri, parole e azioni adeguati al livello di preparazione del praticante.

Invece sull'uso dei mantra o delle preghiere ogni religione ha i propri obiettivi e le proprie regole.

 

Suppongo che la richiesta abbia come oggetto la morte di un essere umano e in tal senso rispondo.

Secondo il buddhismo, l'uomo è composto da cinque fattori detti aggregati:

uno di questi si chiama aggregato delle forme e riguarda il corpo fisico con tutte le sue funzioni; gli altri quattro fattori detti sensazioni, percezioni, formazioni karmiche e coscienza, concernono i fenomeni mentali della persona.

Questi cinque aggregati costituiscono la individualità di ogni essere. Al momento della morte i cinque fattori della personalità si disgregano si dissolvono: resta attiva soltanto una energia sottilissima detta continuum mentale o coscienza serbatoio, che lascia il corpo e procede verso un'esistenza successiva detta rinascita. Molte religioni ritengono che l'uomo abbia un'anima personale ed eterna. Il buddhismo sostiene invece che il continuum mentale non sia personale in quanto si trasferisce di vita in vita e non sia eterno perché quando sarà completamente purificato si fonderà con la Chiara Luce originaria.

Il continuum mentale di un individuo ne registra le esperienze karmiche, in relazione alle quali, nel trasferimento post mortem, sarà indirizzato verso stati di esistenza più o meno felici in attesa di una definitiva crescita spirituale che porti alla completa illuminazione, la quale non prevede ulteriori ingressi nel ciclo delle rinascite.

Ricordo che, secondo la legge del karma, ogni azione produce conseguenze dello stesso genere: dunque se l'individuo compie azioni positive produrrà un karma positivo e se compie azioni negative incontrerà le conseguenze negative che derivano da un comportamento fatto di pensieri, parole e atti.

Riassumendo:

-ciò che muore è un corpo composto da cinque fattori fisici e mentali.

-ciò che si trasferisce è un continuum mentale o coscienza, fatto di energia sottilissima impregnata di impronte karmiche, che lo spingono a rinascere.

- la rinascita avviene in dimensioni esistenziali differenti, felici e infelici, a seconda del peso karmico delle azioni registrate sulla coscienza.

- il ciclo delle rinascite si interromperà definitivamente quando la coscienza sarà così pura da potersi fondere con la Chiara Luce originaria che è incontaminata ed è alla base della sua stessa natura.

Lama Paljin

I cosiddetti dharmapala vanno visti come archetipi della mente o come vere e proprie creature viventi?

Vorrei sapere quali sono le differenze principali fra le varie tradizioni buddhiste.