Italia  Buddhista  è  un  luogo  di  dialogo  tra  i  religiosi  buddhisti  e  il  pubblico,  che  si sviluppa  per  via  telematica  e attraverso  incontri  appositamente organizzati. 

Come calmare l'agitazione mentale

Venerabili monaci, potreste darci una risposta ( e dei suggerimenti alla soluzione) del seguente problema. A volte capita di sedersi a meditare pochi minuti (o ore) dopo che un sentimento spiacevole e negativo abbia invaso l’animo. La coscienza è piena dei nostri Ego che si affacciano da tutte le parti e premono per essere ascoltati. È veramente difficile concentrarsi in quei momenti. La mente si disperde delle nostre mille personalità e non riesce a fermarsi sull’Essenza. Cosa si può fare di utile, in quei momenti, per tenere a bada l’ ‘elefante bianco’ impazzito?

 

Sebbene qualcosa si possa sempre fare di utile per "tamponare" una situazione, la meditazione, specie se praticata con continuità e soprattutto con la comprensione giusta, già mette in moto gli antidoti per non arrivare a identificarsi con la realtà creata, illusa, realtà della mente ma non Realtà Vera; identificazione che di conseguenza provoca sofferenza a vari livelli a seconda delle condizioni.

Si tratterebbe di avere continuità nella pratica, non utilizzarla solo quando si sta ai limiti (o oltre) del disagio e della sofferenza.

Se la mente ha sempre spazio per contenere, in qualsiasi condizione si venga a trovare non arriveranno mai punti in cui non si sa più che fare per non sentire un peso, un disagio, un senso di disperazione.

Prevenire è meglio che curare dice qualcuno .....

Concentrarsi su un oggetto non seduttivo, sedersi in silenzio senza aspettative, utilizzare il proprio respiro come sostitutivo del pensiero facendo uno sforzo di allontanare i pensieri che sorgono e risorgono. Difficile certo, specie quando il mare è arrivato alla tempesta ... A chi non è successo, ci si arrende, non si sa che fare. Quindi si chiede aiuto, non sempre si ottiene.

Ecco allora un "rimedio" ordinario, facile: il classico distrarsi, o fare dell'altro, cercare all'esterno, senza ricorrere alla meditazione come cura momentanea a cui aggrapparsi. Si vedrebbe chiaramente una volta di più come il sovrapporre qualcosa per allontanare la pressione a cui si è sottoposti ha (ammesso che ne abbia) efficacia effimera. Ecco perchè da questa consapevolezza di inadeguatezza del mezzo utilizzato per allontanare la sofferenza è buono ricorre comunque alla meditazione!!! Anche se ... sembra inefficace!!

Ma allora perchè non considerare tutte le condizioni di vita alla stregua di un .... falso vivere nel relativo, nel sogno, nella visione scorretta della Verità .... questo potrebbe dare input nuovi affinchè situazioni così gravi non vengano a crearsi più, o perlomeno si riducano. In sostanza cercare un poco alla volta di vedere la Realtà senza filtri dell'io. Realtà/Verità che non è irraggiungibile, si tratta di avere le giuste motivazioni e la giusta comprensione. Facendo del proprio meglio. Una palestra quotidiana, con il nostro volere/retta comprensione che funge da coach.

(Kusalananda)

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E' difficile concentrarsi quando si cerchi di eliminare il problema. Se il problema diviene l'oggetto di meditazione e la mente riesce ad accettarlo nella sua natura, dopo un pò la sua impermanenza si manifesta ed uno può tornare al proprio oggetto originario (per es. il respiro). Può essere che la mente veda lo svanire di questo stato negativo ed ottenga un insight (benché non profondo) sulla natura impermanente di tutti gli stati mentali.

 

La domanda tradisce un certo attaccamento verso stati mentali positivi. In realtà, qualunque stato mentale è impermanente. Solitamente pensiamo di dover eliminare stati mentali negativi. In realtà così facendo li ammantiamo di una sostanzialità che non hanno. Lasciare le cose alla loro natura è il metodo che la mente deve imparare per rimanere equanime qualunque sia l'emozione che si manifesta. E' quando i problemi sorgono che si vede a che punto è arrivata la nostra pratica.

 

 

Le varie tradizioni buddhiste formatesi nel corso dei secoli si differenziano in molteplici aspetti, sia filosofici che rituali.La meditazione, che è uno dei fattori principali della pratica , varia nella tecnica ma non nel fine , che è quello di portare gradualmente l'individuo alla calma mentale e alla realizzazione. Indicare, anche per sommi capi, le differenze tra le numerose Scuole  sarebbe troppo lungo. Credo sia invece opportuno sottolineare che tutte le Tradizioni buddhiste si rifanno alle "Quattro nobili realtà " ( o verità) insegnate dal Buddha dopo il Risveglio A chi volesse fare una ulteriore ricerca suggerirei il "Sutra del cuore della saggezza", studiato dai buddhisti in India, Tibet, Cina, Giappone e tradotto in molte lingue.

Young sunim

 

Qual’è il vostro concetto di morte?

Relazioni tra meditazione Samatha e Vipassana